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fino a dove si può estendere il desiderio di avere un figlio? Riflessioni sulla possibilità della genitorialità.

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La storia dell'Occidente è il progressivo impadronirsi delle cose, cioè il progressivo approfittare della loro disponibilità assoluta e della loro infinita oscillazione tra l'essere e il niente... in esso resta pertanto celebrato il trionfo della metafisica ( E. Severino, Techne, Milano 2002, p. 257) Siamo noi a servirci della tecnica o è la tecnica a servirsi di noi? Quando le enormi possibilità che ci sono regalate, spesso anche a buon mercato, dal mercato globale sono messe sul piatto della bilancia con le conseguenze che queste hanno sulla nostra e altrui salute, sicurezza e serenità la domanda si trasforma in esigenza speculativa. Il contrasto si coglie in ogni aspetto nelle nostre vite ed è che, se le libertà individuali sono estese come non mai, la reale opportunità di avere, di andare e venire, quella di scegliere e decidere consapevolmente sono imbrigliate in una serie infinita di condizioni che le rendono più apparenti che reali. La dom...

La morte indicibile

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Ed eccomi ancora una volta a parlare di morte, ancora una volta stimolata da Alessandro Pertosa e dal suo articolo: Il tempo della tecnica Qualche anno fa, a causa una vicenda personale, ho intrapreso l'osservazione del fenomeno "morte". Il mio intento era provare a descrivere ciò che vedo e sento sulla morte in questo blog. Quasi subito mi sono accorta di trovarmi su di un terreno scosceso e le reazioni me lo confermano: alcuni lettori mi invitano ad affrontare argomenti meno cupi (dunque certamente più interessanti), chi è in confidenza mi confessa che il mio parlare di morte nel blog lo rattrista, che dovrei trattare questioni più allegre per essere gradita al lettore. Eppure la morte, per me, non è un argomento triste. Parlarne, al contrario, è un modo per esorcizzarla depotenziando il contenuto mitico che l'ammanta di un velo funesto. Le intenzioni però, specie in questo caso, non bastano. La parola "morte", infatti, ha un contenuto pe...

Perché non fare recensioni negative su tripadvisor

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Tutti o quasi ormai, usano Tripadvisor per decidere un nuovo ristorante da provare oppure quale hotel scegliere per le vacanze. Lo strumento è molto utile, poiché contiene le reazioni dei clienti, ovvero le opinioni "vere" e "sincere" di chi in quel posto c'è già stato, quel cibo l'ha già mangiato respirando l'atmosfera e vivendo la situazione del luogo. Tripadvisor renderebbe quindi un gran servizio, del tutto gratuito, ai potenziali clienti di alberghi e ristoranti poiché siamo portati a credere che ai grandi occhi del gufetto di Stephen Kaufer nulla possa sfuggire. E' lecito quindi pensare questo strumento, totalmente dalla parte del consumatore, ci metta al riparo dal prendere sonore fregature. Ma è davvero così? Proviamo a guardare la cosa da un'altra prospettiva rispetto a quella del recensore, da quella del recensito. Tripadvisor (e siti simili come Due Spaghi) proteggono l'anonimato di chi pubblica recensioni. Questo vuol ...

La nascita dal punto di vista della madre

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Lasciar essere Aiutare a crescere Lasciar essere e non accaparrare Mantenere e non assoggettare, Presiedere alla vita e non far morire E' questo il mistero della virtù Tao Te King Per Eunice e Timoteo NASCITA E MORTE, LE FRONTIERE INVISIBILI La nostra vita e le nostre sono tutte comprese tra il loro inizio (la nascita) e la loro fine (la morte). Eppure né la nascita né la morte sono vissuti coscientemente dai protagonisti poiché, come a nessuno di noi è dato di ricordare il giorno della venuta al mondo, tanto meno può sperimentare da vivente la propria morte. Della nostra nascita ascoltiamo i racconti, guardiamo le foto e immaginiamo gli episodi; nonostante ciò non ne ricordiamo nulla. La nostra morte la immaginiamo quando assistiamo alla morte altrui, su di lei ci concentriamo nei momenti più cupi quando, a causa del dolore, ci sembra di vivere la morte come fine di tutto. Questa sensazione, però, la possiamo provare solo da viventi, poiché la morte vera e propri...

Sì, la morte è davvero intramontabile (una replica ad Alessandro Pertosa)

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Bell'articolo complimenti! LA MORTE INTRAMONTABILE di Alessandro Pertosa Hai messo in luce alcuni aspetti del modo contemporaneo di sentire la morte davvero interessanti. Mi è molto piaciuta la tua analisi dei modi in cui la morte viene nominata anzi non-nominata. Il pudore di cui parli, tra l'altro, non è rivolto solo alla morte. La nostra lingua ama girare intorno ai concetti per abbellirli e addolcirli, penso ad esempio al modo in cui viene nominatata la donna gravida, detta "in dolce attesa", oppure l'handicappato che è il "diversamente abile" e via discorrendo. Certo la morte, come tu ben rilevi, ha un surplus di "innominabilità" in quanto "inaccettabile" per eccellenza. La tua intenzione, se non sbaglio, è qui di "storicizzare" il fenomeno "morte" individuando la sua emarginazione dal vissuto quotidiano come una tendenza moderna tipica dell'uomo positivista fedele alla scienza. Io però, rispetto a...

La solitudine

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" Degli uomini, -disse il Piccolo Principe- coltivano cinquemila rose nello stesso giardino... e non trovano quello che cercano... E tuttavia quello che cercano potrebbe essere trovato in una sola rosa o in un po’ d’acqua... Ma gli occhi sono ciechi. Bisogna cercare col cuore" . Il Piccolo Principe, Saint-Exupéry, 1943. Dedicato a L. A. A questo punto non posso non cercare di analizzare la solitudine poiché questo "atteggiamento esistenziale" (chiamiamolo così) ha molto a che fare con la morte e con la paura della morte. Questo blog, infatti, è un mio percorso interiore alla ricerca della radice emotiva e razionale della paura delle paure, quella della morte. Se l'intuito mi dice che questa paura è irrazionale e immotivata, resta comunque ineludibile e può essere un potente freno e condizionamento della libertà intellettuale e spirituale di ognuno di noi. La solitudine ha a che fare con la morte perché entrambi questi sentimenti sono sostenuti dall'idea...

"Non possiamo pretendere di risolvere i problemi pensando allo stesso modo di quando li abbiamo creati" A. E.

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UNA QUESTIONE DI METODO E NON SOLO Questa frase di Albert Einstein mi ha molto colpita. Analizzandola mi rendo conto che presuppone almeno un paio di concetti: in primo luogo che ognuno di noi crea i suoi problemi. Questo è interessante perché esclude il fatto che i problemi siano realtà oggettive, che siano reali in modo universale. I problemi, piuttosto, sono delle realtà soggettive, poiché frutto di un vero e proprio processo di creazione e costruzione degli stessi. Anche quei problemi di ampio raggio, che quindi sembrerebbero coinvolgere tutti sono dei punti di vista, ovvero dei "tagli" che diamo al reale attraverso una chiave interpretativa scelta deliberartamente e condivisa in modo più o meno consapevole. Premesso dunque che i problemi siano frutto di una creazione intellettuale degli stessi, non è possibile risolverli pensando così come li si è concepiti. Che vuol dire? Vuol dire che se interessa davvero risolvere le situazioni problematiche bisogna uscire dalla ...